Pastore Fonnese, il Cane di Fonni

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Pastore Fonnese, il Cane di Fonni

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Sebastiano Satta scrisse:

“…cani di Fonni, vigili sui monti
Deserti al passo dei rapinatori:
Pugnace razza implacabile, pronti
Sempre all’assalto, come l’aura lievi,
Seguaci come l’ombra, negli orrori
delle notti ventose, tra le nevi,…”

Queste righe descrivono lo spirito del pastore fonnese, cane temerario e implacabile che da sempre faceva da guardiano nelle campagne.

La storia del cane

L’origine del Cane di Fonni è avvolta in un alone di mistero: per la teoria classica risale all’epoca romana, quando il console Marco Pomponio Mattone utilizzò nel 231 a.C. dei cani addestrati per stanare i sardi pelliti dell’interno, come riportato dallo storico Zonara (VIII, 19 P.I. 401).
Parrebbe che proprio dall’incrocio di questi cani da guerra romani con gli autoctoni cani locali, discenda il Pastore Fonnese.

Recenti Studi tendono invece a dimostrare che fosse già presente nel periodo nuragico. Tesi avvalorata dal ritrovamento di alcuni reperti ossei risalenti a quel periodo, che hanno notevoli affinità con la struttura ossea del cane attuale.

Le Caratteristiche

Questa razza presenta una conformazione del corpo mesomorfa e robusta; la testa è mesocefala con una lunghezza del cranio pressochè uguale alla sua larghezza; il muso ha una lunghezza pari a 4:10 della lunghezza totale della testa; il tartufo è grosso, largo umido, fresco, brillante  e nero. Le orecchie di forma triangolare o moderatamente sviluppate, hanno una inserzione semilaterale a livello o leggermente sotto l’arcata zigomatica.
Gli occhi sono di media grandezza, di colore ambra o bruno, il petto è moderatamente ampio con muscoli ben sviluppati ed ha un’altezza al garrese di 60 cm circa.

Il pelo è duro, folto e lanoso, particolarmente abbondante nella testa e nel collo. Per quanto riguarda il manto, possiamo ritrovare principalmente 4 colorazioni quali: il nero (nieddu), il bianco mielato (melinu), il grigio cenere (inchinisciau9 e il tigrato (sorgolinu).

Il suo ruolo nelle campagne

Nel corso dei secoli i pastori di Fonni sfruttarono al meglio le straordinarie caratteristiche di questo cane e lo allevarono selezionandolo in base alle esigenze dettate dalla dura vita dell’ovile.
Questi cani venivano utilizzati per la guarda e generalmente tenuti legati ad un albero con una catena; per questo sono noti con il nome di “hanes de accappiu“, che nel dialetto fonnese significa “cani da catena“.

 

Quì sotto riportiamo l’articolo recente pubblicato dal quotidiano La Nuova Sardegna, che ci aggiorna con le ultime scoperte e le origini della razza.

 

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